5 posizioni (1 di 2)

(primi utilizzi improvvisativi)

Parte prima

Per usare al meglio il nostro tempo, è consigliabile trasferire il più presto possibile gli studi che effettuiamo sulle posizioni (vedi lezione a parte), nella pratica improvvisativa.
E’ comunque necessario aver raggiunto un buon automatismo prima di passare a questa fase, che non significa un’elevata velocità esecutiva, ma un’esecuzione rilassata e senza intoppi.

A quel punto, il fatto di eseguire questi esercizi con i consigli che seguiranno, fa in modo che, mentre aumentate ulteriormente la vostra tecnica, anche il vostro orecchio e la vostra capacità di riferimento delle posizioni (alle varie tonalità o modi) siano costantemente sollecitate.
Per lavorare al meglio l’ideale è avere a disposizione un computer e un programma tipo “Band in a box”, “Jammer” o simile (in grado cioè di eseguire con vari stili, strumenti e velocità le sequenze di accordi che voi inserite), ma è anche possibile crearsi le proprie basi con un registratore o utilizzare (quando coincidono) le basi studio della serie “Aebersold”, che per certi versi sono meglio del computer, essendo suonate da ottimi professionisti, ma che non vi danno la possibilità di intervenire sulle tonalità, sulle velocità e sui vari stili (e di annoiarvi quindi di meno).

Gli esempi che verranno mostrati saranno basati sulla scala maj, ma in seguito dovrete applicarli anche alle altre scale (minore melodica e armonica).
Per le scale di sintesi (diminuita, esatonale, pentatonica e scala blues) verrà fatto un discorso a parte.

Su ogni posizione si dovrebbero applicare (tempo permettendo) ogni tipo di intervallo, gruppi di 3, 4 ,5,6,7,8, note, arpeggi a tre e 4 parti in ogni rivolto e ogni studio dev’essere eseguito nelle forme ascendenti, discendenti e miste .
E’ utile alternare partenze in battere e in levare (cambiando, in molti casi, l’effetto che la stessa melodia ha rispetto all’armonia), ritmi binari e ternari, vari tipi di accenti e di dinamiche (vedremo in dettaglio tutte queste cose). L’enorme mole di lavoro prospettata non deve intimorire troppo perchè, se è vero che non ci possiamo concedere sconti sull’assimilazione delle diteggiature, è anche vero che non è necessario usare tutte le tecniche sopracitate per ogni esercizio, ma è molto utile (per la nostra elasticità mentale e varietà espressiva) cercare di non studiare sempre nello stesso modo (se sapremo accentare le note in levare in una posizione lo sapremo fare anche nelle altre, senza necessariamente provarle tutte).

Esercizio 1

Come primo esercizio ci costruiremo una base con un unico accordo, su cui eseguiremo gli studi su ogni posizione

(inizialmente eseguiremo a lungo semplicemente le note in scala, dalla più bassa alla più alta e viceversa).
Il primo “colore” su cui suoneremo sarà il modo ionian, l’accordo maj costruito sul primo grado, non perchè suoni meglio di altri (vedremo poi il perchè), ma perchè è il sistema più semplice per riferire una posizione ad una sigla, non necessitando di ulteriori passaggi per individuare la tonalità (il 1 grado e la tonalità sono ovviamente gli stessi).
Rimanendo nella stessa posizione cambieremo poi gli accordi delle basi (sempre uno alla volta), seguendo l’ordine consigliato.
Non è necessario, in questa fase, suonare su tutti i modi con la stessa frequenza, ma è consigliabile privilegiare quelli più stabili e di uso più ricorrente, esercitandosi seguendo l’ordine dei tre gruppi che seguono.
E’ inoltre indispensabile, fin dall’inizio, usare “l’orecchio” per aggirare alcuni problemi che si presenteranno in modo diverso su ogni sigla.
Bisogna infatti considerare che, anche se una nota suona bene ad una determinata altezza (il caso delle tensioni), può essere usata solo di passaggio sotto una certa estensione (vedi lezione sugli armonici).
Esistono poi alcune note (ad esempio la 4a sul Io grado) che sono chiaramente dissonanti e possono essere usate solo di passaggio.
Inoltre, quando si crea un intervallo di 2a min tra la nota usata e la prima voce dell’armonia, anche note come la 3a min su un min7, se suonata simultaneamente alla 9a, può dar luogo ad una dissonanza forte.
Anche l’aspetto ritmico può essere importante, infatti l’intervallo appena visto non funzionerà se viene suonato sul primo quarto della battuta assieme all’armonia, ma diventa nuovamente buono spostato anche solo di un ottavo (naturalmente anche la durata avrà la sua importanza).
Ricordiamoci quindi, che si possono solo dare delle indicazioni valide per la scrittura, ma “improvvisando una melodia” queste regole servono solo a constatare il perchè qualcosa ci suona male.

Esercizio 2

Dopo aver suonato su tutti i modi nella prima posizione, cercando di soffermarsi su ogni grado della scala a varie altezze ascoltando con attenzione come suona rispetto all’armonia, si dovrà ripetere il tutto sulle altre posizioni.

Esercizio 3

Suonare gli intervalli, i gruppi e gli arpeggi in ogni posizione e su ogni modo.

Questo è un lavoro enorme e, a meno che non siate determinatissimi ed abbiate a disposizione diverse ore tutti i giorni, non riuscirete a completarlo.
Ci si può creare però dei “sistemi ridotti”, per cui, ad esempio, si può scegliere di suonare salti di 3a in prima posizione sul modo ionian, gli stessi salti nella seconda posizione sul dorian, nella terza sul mixolydian e così via.
Con questo sistema voi avrete raggiunto lo scopo di assimilare la diteggiatura di ogni posizione e di “sentire” come suona quell’intervallo su ogni modo (all’orecchio non interessa come viene eseguito sullo strumento).
E’ mia opinione che, per avere dei risultati tangibili, sia necessario dedicare un consistente periodo (da uno a sei mesi) allo studio di un unico argomento (o, come in questo caso , categoria di argomenti), a meno che si abbiano a disposizione diverse ore tutti i giorni per cui risulta possibile studiare più cose nello stesso periodo con buoni risultati.

Gli esercizi visti finora hanno in comune il fatto che noi suoniamo su una sigla non pensando alle singole note, o a una scala, o a un’arpeggio, ma esclusivamente usando tutte le note a disposizione in quella determinata posizione. Possiamo quindi dire che rappresentano una prima parte dello studio, in cui ci siamo preoccupati di innescare degli automatismi manuali e (in parte) di educare l’orecchio.

Non abbiamo invece ancora iniziato a “pensare” le note, o i gruppi di note che dovremo suonare su una sigla, cosa questa che diventa indispensabile nel momento in cui ci troviamo davanti ad un brano nuovo in cui non siamo in grado di prevedere la sonorità degli accordi (che resta sempre la cosa migliore per non suonare in modo meccanico). Approfitteremo quindi delle 5 posizioni (ma a questo lavoro, di tipo verticale, ne andranno affiancati molti altri in cui ci si muove orizzontalmente sullo strumento) per “estrarre” delle diteggiature (di scale,gruppi, arpeggi) da riferire alle sigle che incontreremo.

Esercizio 4

Dopo aver eseguito le scale e gli esercizi delle 5 posizioni su tutti i modi ma su basi costituite da un unico accordo, è opportuno, prima di passare oltre, suonare su strutture mano a mano più complesse.
In questo modo dovremo, all’interno dello stesso esercizio, spostarci da una posizione all’altra, cercando di usare quelle tra loro più vicine.

Quelle che seguono sono solo alcune combinazioni di accordi possibili su cui vi consiglio di esercitarvi, ma è ovvio che potrete sempre crearne altre di vostro gradimento.

1 ) Seguendo il ciclo delle quinte (in senso orario) preparare basi di 8 (in seguito 4 o 2) misure per accordo in tutte le tonalità (usare maj7,min7,7 e, in misura minore m7b5). Esercitarsi con tutti i modi.
Ad ogni cambio vi è una sola nota di differenza e questo è particolarmente utile sia perchè si passerà da una posizione all’altra in modo graduale, sia perchè allena l’orecchio al tipo di modulazione più frequente (assieme a quella che porta al relativo minore) che inconterremo nei brani.

2 ) Usando la stessa fondamentale cambiare il tipo di accordo nell’ordine che segue :

(vedi modi dal chiaro allo scuro)

Prima di passare alla seconda parte del lavoro (dove dovremo “pensare” le note o i gruppi di note che suoniamo ), vi ricordo che (con qualche piccola modifica, ad esempio nella preparazione delle basi ed altre che vedremo quando sarà il momento) apprenderemo nello stesso modo le diteggiature e le sonorità dei modi della scala minore melodica, (dopo la scala maggiore senz’altro la più utilizzata e, pertanto, importante) e delle altre scale già citate.

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