Metodo di studio pattern generici

(sulle 5 posizioni trasportabili)

L’assimilazione di automatismi sullo strumento richiede tempo e impegno ma ci ripaga, se ben fatto, con una padronanza che consentirà di esprimersi più liberamente in futuro.

Per crearsi un proprio linguaggio servono molte cose: ascolto, trascrizioni, analisi, imparare molti temi, comporre melodie, ecc…

Tutto questo, pur essendo indispensabile, non è a mio avviso sufficiente, perché il rischio che si corre è di suonare a “frasi fatte”.

Dobbiamo imparare da tutti ma cercare di differenziarci il più possibile per prepararsi a formare un proprio stile, indipendente, il più possibile, da influenze troppo riconoscibili.

La conoscenza di elementi di base “neutri” da poter usare come “ mattoni” per le nostre costruzioni musicali è perciò indispensabile; i principali sono:

  • Scale: nelle 5 posizioni, in orizzontale, al capotasto e a tutta estensione
  • Salti: di 3°, 6° e 10° sulle 5 posizioni e in orizzontale
  • Gruppi: di 3, di 4 di 8 sulle 5 posizioni
  • Arpeggi: triadi e settime diatonici sulle 5 posizioni e in orizzontale. Estesi delle principali specie di accordi sulle 5 posizioni e a tutta estensione.

Le scale più importanti su cui praticare questi studi sono:

  • maggiore
  • minore melodica
  • minore armonica
  • diminuita
  • esatonale
  • pentatonica

Gli arpeggi principali (oltre a quelli diatonici delle scale) sono :

triadi maggiori, minori, aumentate, diminuite, sospese

m7 m7b5 maj7 7 7dim m6/9

Per ottenere il massimo beneficio da questo tipo di studio è importante programmarsi in base al livello di partenza, agli studi già fatti e, soprattutto al tempo a disposizione.

Perchè un movimento venga assimilato e trasferito nella memoria procedurale a medio/lungo termine, servono molte ripetizioni, in genere per periodi non inferiori ad alcune settimane.

Risulta evidente che a fronte di tanto sforzo è vitale cercare di ottenere il massimo beneficio dal tempo impiegato nello studio.

La cosa più importante è, in questa fase, stabilire delle diteggiature e rispettarle rigorosamente. In questo modo non si avranno incertezze quando la mano cercherà di riprodurre quello che il nostro orecchio ci suggerisce.

Contemporaneamente è indispensabile cantare (non serve essere particolarmente intonati, basta essere sicuri di riprodurre con esattezza l’altezza del suono) ogni cosa che si suona, fare gli esercizi su basi con stili diversi applicando varianti ritmiche di ogni genere e applicare ogni esercizio sulle varie possibilità diatoniche e non.

Tutto questo verrà indicato con vari esempi strada facendo, inizialmente tutto ciò potrà sembrare complesso e macchinoso ma, se fatto con ordine, tutto si chiarirà e i benefici di questo sistema saranno in breve evidenti.

Essendo la chitarra uno strumento simmetrico le diteggiature trasportabili risultano essenziali per spostarsi da una tonalità all’altra.

A questo scopo esistono due possibilità:

  • Imparare 12 diteggiature che, rimanendo sullo stesso capotasto e allargando di volta in volta il primo o il quarto dito, ci consentono di suonare in tutte le tonalità.
  • Suddividere lo strumento in 5 box (posizioni trasportabili) che ci consentono di raggiungere lo stesso risultato spostandosi (quando necessario) solo di un tasto.

Questo metodo opta per la seconda possibilità, preferendo dedicare più tempo ad assimilare vari pattern e, di conseguenza, educare maggiormente anche l’orecchio.

Non è certo un problema spostarsi di un tasto per raggiungere qualsiasi tonalità e inoltre bisogna considerare che molti tra questi studi prevedono, per questioni tecniche, l’uso di dita diverse da quelle corrispondenti al tasto relativo.

In aggiunta la mano così facendo si stressa di meno, lasciando gli allargamenti alle situazioni in cui siano inevitabili o particolarmente vantaggiosi (non tutte le mani sono uguali, le diteggiature scelte saranno eseguibili da tutti, in questo modo).

Queste sono solo indicazioni generali, per ogni studio(scale, intervalli, arpeggi e gruppi) saranno dati consigli più specifici.

Concludiamo dicendo che le diteggiature date non sono ovviamente le uniche possibili, siete liberi di cambiarle, ma l’importante è che una volta presa la decisione questa venga mantenuta senza incertezze per un periodo di tempo sufficiente in modo tale da consentire consentire alla mano di memorizzare stabilmente l’esercizio.

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